Current ratio: come leggere la liquidità corrente
Il current ratio confronta le attività correnti con le passività correnti e offre una prima misura della copertura degli impegni a breve. La formula è semplice; la sua interpretazione, invece, dipende da che cosa compone entrambe le voci e da quanto rapidamente quelle attività possono trasformarsi in cassa.
Current ratio = Attività correnti ÷ Passività correnti
Un valore superiore a 1 indica che, alla data di bilancio, il totale delle attività classificate correnti eccede quello delle passività correnti. Non dimostra però che l’impresa possa pagare ogni scadenza senza attriti: rimanenze lente, crediti deteriorati o stagionalità possono rendere la copertura meno pronta di quanto suggerisca il dato aggregato. Un valore inferiore a 1 segnala una posizione netta corrente negativa, ma non equivale automaticamente a insolvenza: contano accesso al credito, rotazione, flussi operativi e calendario delle scadenze.
Il denominatore e il perimetro contabile
Le attività e passività correnti sono classificazioni di bilancio, non sinonimi perfetti di incassi e pagamenti nei prossimi dodici mesi. IAS 1 considera anche il normale ciclo operativo: quando il ciclo non è chiaramente identificabile, si presume di dodici mesi, ma alcune voci possono restare correnti oltre tale orizzonte se saranno realizzate o regolate nel ciclo ordinario. Per questo il rapporto va letto insieme alle note e alla natura del business, non come una scadenza uniforme.
Nel numeratore possono convivere cassa, crediti, rimanenze e altre attività correnti con gradi diversi di liquidabilità. Se la domanda è quanto coprano soltanto le attività più liquide, il quick ratio restringe il perimetro; se interessa il margine assoluto tra risorse liquide selezionate e debiti correnti, si tratta invece del margine di tesoreria, non di un altro rapporto.
Il current ratio è chiamato anche indice di disponibilità e, in alcune classificazioni, indice di liquidità secondaria o quoziente di liquidità corrente: il riferimento è al rapporto fra attivo corrente e passivo corrente. Le etichette non sono sempre uniformi; per confrontare i dati conta verificare le voci effettivamente incluse.
Per esempio, con attività correnti pari a 150.000 euro e passività correnti pari a 100.000, il current ratio è 1,5. Se 50.000 euro sono rimanenze, il rapporto mostra una copertura contabile superiore a uno, ma non dice se quelle scorte saranno vendute in tempo per pagare le scadenze: per restringere il numeratore alle attività più liquide si usa il quick ratio.
Confronto e limiti
Il current ratio è più informativo quando confrontato nel tempo, con imprese comparabili e con la struttura del capitale circolante. Un commerciante con scorte rapidamente vendute può sostenere un profilo diverso da un’impresa con crediti lunghi e rimanenze obsolete, pur mostrando lo stesso valore. Anche una crescita del rapporto può derivare da accumulo di scorte o crediti non incassati: non è sempre un miglioramento operativo.
La conclusione utile non è cercare una soglia universale, ma chiedersi quali attività finanziano la copertura, quando diventano cassa e se le passività scadono prima. Il rapporto apre l’analisi; qualità degli attivi, ciclo operativo e flussi effettivi la completano.