I Buoni ordinari del Tesoro (BOT) sono titoli di Stato italiani a breve termine senza cedola. In pratica, il rendimento nasce dalla differenza tra prezzo di acquisto e valore rimborsato, al netto di fiscalità e costi applicabili. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze indica emissioni ordinarie a 3, 6 e 12 mesi e la possibilità di scadenze flessibili inferiori all'anno; il singolo avviso d'asta determina le condizioni effettive.
Meccanismo economico
Alla scadenza il BOT è rimborsato alla pari. Se viene acquistato sotto 100, il differenziale positivo costituisce il rendimento lordo in valore assoluto. Un prezzo sotto la pari non è però garantito in ogni fase di mercato: anche un titolo zero-coupon può essere negoziato sopra 100 quando i rendimenti richiesti sono negativi o per particolari condizioni di mercato.
Per un investimento di valore nominale 10.000 euro acquistato a 98,80, l'esborso teorico è 9.880 euro e il differenziale lordo a rimborso è 120 euro, prima di imposta e costi. Il semplice rapporto 120/9.880 misura il rendimento del periodo di detenzione, non un rendimento effettivo di un'obbligazione direttamente confrontabile con strumenti di durata diversa. L'annualizzazione dipende dalla convenzione e dalla scadenza effettiva; per il confronto operativo conviene usare il rendimento indicato dal mercato o calcolato con una convenzione dichiarata.
Asta e mercato secondario
Il Tesoro colloca i BOT tramite asta competitiva sul rendimento, alla quale partecipano operatori abilitati. Il risparmiatore presenta normalmente la richiesta attraverso un intermediario, che opera secondo tempi, importi minimi e condizioni del collocamento. Il risultato medio d'asta non coincide necessariamente con il prezzo finale sostenuto dal cliente: vanno considerati fiscalità, commissioni e condizioni contrattuali.
Dopo l'emissione il titolo può essere acquistato o venduto sul mercato secondario. In quel caso il rendimento dipende dal prezzo negoziato e dalla vita residua, non dal rendimento dell'asta originaria. Vendere prima della scadenza espone al prezzo corrente e al bid-ask spread.
Prezzo, vita residua e sensibilità ai tassi
Il valore di un titolo zero-coupon può essere rappresentato, in forma semplificata e con capitalizzazione coerente, come valore attuale del rimborso. Se il rendimento richiesto sale, il prezzo scende; se scende, il prezzo sale. La duration e sensibilità ai tassi sono di norma contenute rispetto a un'obbligazione lunga, ma non sono nulle e crescono con la vita residua.
Il BOT non presenta reinvestimento delle cedole, perché non ne paga. Esiste invece rischio di reinvestimento alla scadenza: chi usa BOT successivi non conosce oggi il tasso al quale potrà reinvestire il capitale. Una strategia roll-over trasforma quindi un titolo a breve in una sequenza di decisioni future, non in un rendimento bloccato pluriennale.
Rischi e implicazioni operative
- Rischio emittente: il rimborso dipende dalla Repubblica Italiana; “breve termine” non significa privo di rischio di credito sovrano.
- Rischio di prezzo: rileva soprattutto se si vende prima della scadenza.
- Rischio di liquidità e costi: il mercato può essere liquido, ma spread e commissioni possono incidere molto su un rendimento assoluto ridotto.
- Rischio d'inflazione: il rimborso nominale non protegge il potere d'acquisto.
- Rischio di reinvestimento: è centrale nelle strategie a scaletta o di rinnovo continuo.
Edge case: BOT vicino alla scadenza
Quando mancano pochi giorni, una differenza di prezzo minima può produrre un rendimento annualizzato apparentemente elevato o instabile. È un effetto della scala temporale: la decisione va presa sul guadagno netto in euro, sui giorni residui e sulle alternative realisticamente disponibili, non soltanto sull'annualizzazione.
BOT e obbligazione con cedola
Il BOT concentra il flusso alla scadenza. Un bond con cedola distribuisce parte del rendimento nel tempo e introduce reinvestimento delle cedole. A parità di scadenza e rendimento, il profilo di duration e di cassa può quindi differire. Il confronto corretto richiede stessa valuta, orizzonte, rischio emittente, convenzione di rendimento e costi.
Fiscalità: come citarla correttamente
Alla data di revisione, il regime italiano dei titoli di Stato prevede in via generale l'aliquota del 12,5% per le persone fisiche nel relativo regime fiscale. L'applicazione concreta dipende da residenza, categoria dell'investitore, regime amministrato/dichiarativo e natura del provento. La fiscalità va verificata alla data dell'operazione e non va incorporata in una formula universale di rendimento netto.
Checklist
- Verificare ISIN, data di regolamento e scadenza.
- Distinguere acquisto in asta e sul secondario.
- Usare prezzo effettivo, costi e fiscalità applicabile.
- Confrontare rendimento sulla stessa convenzione.
- Stimare fabbisogno di liquidità prima della scadenza.
- Valutare il tasso di reinvestimento, non solo quello corrente.
Fonti primarie e versione
- MEF, Dipartimento del Tesoro, BOT, pagina istituzionale consultata il 12 settembre 2026: https://www.dt.mef.gov.it/it/debito_pubblico/titoli_di_stato/quali_sono_titoli/bot/
- MEF, Risultati delle aste e calendari delle emissioni, condizioni da verificare sul singolo avviso: https://www.dt.mef.gov.it/it/debito_pubblico/emissioni_titoli_di_stato_interni/
- D.Lgs. 1 aprile 1996, n. 239, testo vigente consultato il 12 settembre 2026: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1996-04-01;239