Greenwashing in Finanza: Come Riconoscerlo e Regole ESMA

Il greenwashing in finanza si verifica quando dichiarazioni o comunicazioni sulla sostenibilità non riflettono in modo chiaro e corretto il profilo di un soggetto, di un prodotto o di un servizio finanziario e possono risultare fuorvianti. Il problema è la distanza fra ciò che viene comunicato e ciò che le evidenze permettono di sostenere: un nome, un’immagine o una percentuale possono creare un’aspettativa più ampia dell’impegno effettivo.

Non basta invece constatare l’assenza di una verifica indipendente per concludere che vi sia greenwashing. Una verifica esterna può rafforzare la credibilità di un’informazione, ma bisogna capirne oggetto, metodo e limiti; non certifica automaticamente ogni caratteristica del prodotto. Allo stesso modo, una dichiarazione priva di verifica esterna non è per questo necessariamente falsa.

Il confronto corretto è fra affermazione, perimetro ed evidenza

Le autorità europee di vigilanza ESAs descrivono il greenwashing come un problema di rappresentazione non chiara e corretta delle caratteristiche di sostenibilità. La loro impostazione comprende comunicazioni che possono essere fuorvianti anche quando non vi è un’intenzione deliberata: per valutarle conta l’effetto della rappresentazione, non soltanto il proposito dichiarato da chi la produce.

Il primo controllo consiste quindi nel delimitare la promessa. Riguarda l’intero fondo, una parte del portafoglio, il processo del gestore o un singolo risultato? Si riferisce alla situazione attuale o a un obiettivo futuro? Un’informazione corretta su una quota limitata degli investimenti può risultare ingannevole se viene presentata come descrizione dell’intero prodotto.

Anche le parole generiche richiedono contesto. “Verde”, “responsabile” o “a impatto” non sostituiscono la spiegazione di criteri, vincoli e risultati. I fattori ESG indicano informazioni ambientali, sociali e di governance; la loro considerazione nell’analisi non equivale da sola a un risultato ambientale positivo misurato.

Un esempio: che cosa significa una riduzione delle emissioni

Immaginiamo un’affermazione inventata: “Il nostro fondo ha ridotto le emissioni del 30%”. Prima di valutarla occorre sapere quali emissioni, quale periodo e quale perimetro siano stati misurati, se il dato sia assoluto o di intensità e come siano trattate stime e cambiamenti di portafoglio. La percentuale isolata non permette di distinguere un miglioramento delle imprese da una diversa composizione degli investimenti.

Se il risultato riguarda soltanto alcune società coperte dai dati, deve essere riconoscibile questa limitazione. Se è un obiettivo, non va comunicato come risultato già raggiunto. Se deriva da una vendita, non dimostra automaticamente che l’attività reale dell’emittente sia diventata meno emissiva. L’esempio non prova un illecito: mostra quali domande rendono verificabile una promessa.

Nomi dei fondi: una regola specifica non è un bollino universale

Le linee guida ESMA sui nomi dei fondi riguardano l’uso di termini ESG o legati alla sostenibilità da parte dei gestori nel loro ambito di applicazione. Per i termini considerati prevedono una soglia di almeno l’80% degli investimenti coerente con le caratteristiche ambientali o sociali o con gli obiettivi di investimento sostenibile, secondo gli elementi vincolanti della strategia dichiarati nell’informativa precontrattuale. Ulteriori condizioni ed esclusioni dipendono dai termini utilizzati.

Quell’80% non significa che l’80% del patrimonio abbia prodotto un impatto ambientale misurato e non è una soglia valida indistintamente per ogni comunicazione finanziaria. Per nomi con termini legati alla sostenibilità è richiesta anche una quota significativa di investimenti sostenibili: il chiarimento ESMA n. 2373 indica che una quota inferiore al 50% può non essere considerata significativa e che la valutazione caso per caso può richiedere una quota maggiore. Non è un minimo universale applicabile a tutti i fondi richiamati dall’articolo 8 SFDR.

Sono indicazioni riferite a un problema preciso: la coerenza tra nome e strategia. Il rispetto di una regola sul nome non dimostra da solo che ogni messaggio commerciale sia corretto, né garantisce rendimento, sicurezza o adeguatezza per il singolo investitore. Le informative SFDR e il processo di selezione sono approfonditi nella guida ai fondi ESG.

Dove cercare riscontri e quali limiti riconoscere

Prospetto, informative di sostenibilità e rendicontazione periodica servono a confrontare gli impegni dichiarati con il processo e con il portafoglio. Occorre cercare una relazione comprensibile fra criteri vincolanti, dati utilizzati, controlli e risultati del periodo, verificando che i documenti confrontati si riferiscano allo stesso prodotto e a versioni pertinenti.

Un rating può aggiungere informazioni, ma non è una certificazione universale di sostenibilità. Metodo, dati e finalità della valutazione possono differire. Anche un’assurance esterna va letta nel proprio perimetro: verificare un indicatore selezionato o un processo non significa aver verificato tutte le affermazioni sul fondo.

Le informazioni mancanti richiedono una richiesta di chiarimento. Non autorizzano a inventare un risultato positivo, ma neppure a trasformare ogni incertezza in un’accusa. Quando il dato è stimato o copre solo una parte del portafoglio, la limitazione dovrebbe essere visibile e coerente con la forza dell’affermazione.

Che cosa non dimostra da solo il greenwashing

Una performance negativa non dimostra che una dichiarazione di sostenibilità fosse ingannevole: risultato finanziario e correttezza della comunicazione sono questioni distinte. Non basta neppure la presenza di un’impresa appartenente a un settore emissivo, se il mandato prevede una strategia di transizione con condizioni esplicite. La guida ai fondi sul clima chiarisce questa distinzione fra esposizione, trasformazione e impatto.

Lo stesso vale per un cambiamento di rating o di portafoglio: occorre ricostruire quali informazioni siano cambiate e quale promessa fosse stata formulata. Il controllo non consiste nel trovare un singolo segnale rassicurante o sospetto, ma nel verificare la coerenza delle affermazioni rispetto a criteri ed evidenze pertinenti.

Una verifica utile prima di affidarsi a una promessa

La verifica parte dall’affermazione esatta: occorre individuarne il perimetro e la prova che la sostiene. Il confronto comprende periodo, metodo e limitazioni, distinguendo obiettivi futuri da risultati e caratteristiche del processo da effetti reali. Se la documentazione non consente questo confronto, il punto da chiarire è specifico: quale parte della promessa non è sostenuta da informazioni sufficienti.

Questo approccio evita due errori opposti: accettare una parola rassicurante come garanzia e considerare automaticamente ingannevole qualunque strategia che non coincida con le proprie preferenze. La valutazione riguarda ciò che viene promesso e documentato, senza attribuire a una sigla più di quanto possa effettivamente dimostrare.