L’indice di rotazione dell’attivo corrente confronta i ricavi di un periodo con le attività correnti mediamente presenti in bilancio. Indica quanto fatturato è stato generato rispetto a quella base: liquidità, crediti, rimanenze e altre attività classificate come correnti. Non misura direttamente quanti giorni servono per incassare una fattura o vendere le scorte.
Formula: quale capitale entra nel denominatore
Rotazione dell’attivo corrente = ricavi del periodo / attivo corrente medio del periodo. Per una prima approssimazione si può usare la media dei saldi iniziale e finale. Se il ciclo è molto stagionale o i saldi cambiano sensibilmente, osservazioni più frequenti rendono la base più rappresentativa.
Qui l’attivo corrente è una grandezza lorda: non si sottraggono debiti verso fornitori, debiti finanziari o altre passività correnti. La liquidità rimane inclusa secondo il perimetro dichiarato. In un’analisi che la esclude o che considera soltanto alcune poste operative, occorre dare un nome e una formula espliciti alla variante.
Il rapporto è espresso in volte per il periodo considerato. Tre volte significa tre euro di ricavi per ogni euro di attività correnti medie; non equivale a un rendimento del 300% né prova che ogni singola posta sia stata incassata e reinvestita tre volte.
Un esempio: attivo corrente e CCN non danno lo stesso numero
Consideriamo ricavi annui di 1.200.000 euro e un attivo corrente medio di 400.000 euro. La rotazione è 1.200.000 / 400.000 = 3 volte.
Se, per lo stesso periodo e con osservazioni coerenti, le passività correnti medie sono 250.000 euro, il capitale circolante netto medio è 150.000 euro. La rotazione su questa seconda base è 1.200.000 / 150.000 = 8 volte. Il maggior valore dipende dalla sottrazione delle passività, non da una gestione diventata improvvisamente più efficiente.
Il secondo rapporto è la rotazione del capitale circolante netto, da leggere con le sue cautele quando il CCN è nullo, negativo o molto piccolo. Non va confuso con il rapporto qui illustrato.
Perché il valore può aumentare o diminuire
A ricavi invariati, una riduzione dell’attivo corrente aumenta il rapporto. Può essere compatibile con scorte meglio dimensionate o crediti incassati più rapidamente, ma anche con una riserva di cassa troppo bassa. Prima di concludere è necessario individuare quale componente è cambiata.
Al contrario, una riserva di liquidità accantonata per un investimento o per fronteggiare una fase incerta può abbassare l’indice senza rappresentare un deterioramento della solvibilità. Anche scorte accumulate prima di un picco stagionale di vendite possono aumentare temporaneamente il denominatore.
Un incremento dei ricavi non garantisce da solo migliori incassi. Se le vendite crescono insieme a crediti difficili da riscuotere, il rapporto aggregato potrebbe nascondere un problema di qualità. L’interpretazione deve passare dalle componenti e dalle condizioni di credito ai clienti, non fermarsi alla direzione dell’indice.
Gli indicatori vicini rispondono a domande diverse
Il current ratio confronta attività correnti e passività correnti a una data; questo indice mette invece un flusso di ricavi in rapporto a uno stock medio. I saldi medi dell’esempio non permettono di ricostruire automaticamente il current ratio di fine anno.
La rotazione delle rimanenze usa normalmente il costo del venduto e le scorte medie; la rotazione dei crediti confronta ricavi e crediti secondo la definizione adottata. Gli equivalenti in giorni, come il DIO delle scorte e il DSO dei crediti, e il ciclo del circolante servono per analizzare il tempo del processo, che l’indice aggregato sull’attivo corrente non descrive.
Per il quadro complessivo delle risorse aziendali resta la rotazione degli impieghi totali. Il confronto tra questi indicatori è utile quando si mantengono distinti numeratori, denominatori e periodi.
Come usarlo senza trasformarlo in un obiettivo assoluto
Confronta imprese con attività e criteri contabili simili e usa periodi omogenei. Un trimestre non è direttamente confrontabile con un anno. Il rapporto non è calcolabile con attivo corrente medio nullo; una base minima può produrre valori poco informativi.
Non esiste un livello ottimo valido per tutti. Un’impresa deve disporre di cassa, scorte e credito commerciale sufficienti a sostenere l’attività. La domanda è se la composizione dell’attivo corrente sia adeguata alle vendite e ai rischi del ciclo, non quanto si possa comprimere il denominatore.