Fondi Riservati: Requisiti di Accesso, Regole e NAV

Un fondo riservato limita la partecipazione alle categorie di investitori ammesse dalla disciplina e dai propri documenti. Questa guida riguarda i FIA italiani riservati: la riserva riguarda l’accesso al prodotto, non una promessa di rendimento, una specifica strategia o l’assenza di vincoli per il gestore.

Per chi valuta una sottoscrizione, le domande sono due: posso essere ammesso? e comprendo condizioni e rischi del fondo? Superare una soglia di accesso non risponde alla seconda domanda. Neppure la qualifica di investitore professionale elimina il rischio di perdita, concentrazione o difficoltà di uscita.

Fondo riservato e classificazione del cliente: due controlli distinti

Il fondo riservato appartiene alla categoria dei fondi di investimento alternativi (FIA). L’articolo 14 del D.M. 30/2015 consente FIA italiani riservati a investitori professionali in forma aperta o chiusa; il regolamento o lo statuto precisa quali categorie sono ammesse e se vengono utilizzate le possibilità di partecipazione previste per altri soggetti. La legge non attribuisce quindi un diritto incondizionato a sottoscrivere qualsiasi fondo.

“Istituzionale”, “patrimonializzato” e “professionale” non sono etichette intercambiabili. La classificazione MiFID dell’intermediario considera le condizioni previste dalla relativa disciplina; lo status professionale su richiesta non si ottiene soltanto perché si dispone di un patrimonio elevato. La distinzione rispetto al cliente al dettaglio riguarda le regole di condotta e le tutele applicabili, mentre l’ammissione al fondo richiede anche i requisiti del prodotto.

Va distinta anche una classe di quote istituzionale: indica condizioni della specifica classe, per esempio di accesso o commissioni, e non prova da sola che il veicolo sia un FIA riservato. La guida alle classi dei fondi approfondisce questo diverso livello di classificazione.

Le vie di accesso previste per i non professionali

L’articolo 14, nella versione modificata nel 2022, permette al regolamento o allo statuto del FIA italiano riservato di ammettere anche non professionali attraverso condizioni diverse. Le tre ipotesi del comma 2 non vanno sommate indiscriminatamente né ridotte a un’unica soglia:

  • Sottoscrizione o acquisto di almeno 500.000 euro. La partecipazione minima iniziale non è frazionabile.
  • Almeno 100.000 euro nell’ambito del servizio di consulenza in materia di investimenti. Dopo l’operazione, il totale investito in FIA riservati non deve superare il 10% del portafoglio finanziario dell’investitore; anche qui il minimo iniziale non è frazionabile. Non è una soglia generale utilizzabile fuori da questo percorso.
  • Gestione di portafogli. Un soggetto abilitato può sottoscrivere o acquistare per conto di non professionali nell’ambito di tale servizio, con importo iniziale di almeno 100.000 euro: è un’ipotesi distinta dalla consulenza.

Nel percorso di consulenza chi propone l’operazione deve verificare i requisiti sulla base delle informazioni accurate fornite dall’investitore. Un ticket sufficiente non lo trasforma automaticamente in cliente professionale e non sostituisce le regole di condotta del servizio prestato.

Sono previste eccezioni circoscritte, tra cui partecipazioni sotto le soglie per amministratori e personale del gestore nei FIA da esso gestiti, e specifici conferimenti immobiliari di enti pubblici nei casi disciplinati dal comma 3. Non sono deroghe generali utilizzabili da ogni sottoscrittore. Anche i successivi trasferimenti delle quote devono rispettare le categorie ammesse dal regolamento o dallo statuto.

Più flessibilità non significa leva o investimenti senza limiti

Un FIA riservato può avere una politica più concentrata o meno liquida di un fondo destinato a una platea ampia. Un mandato può, nei limiti consentiti e se previsti dai documenti del fondo, includere immobili, crediti, partecipazioni non quotate o esposizioni a metalli preziosi. Sono esempi, non un elenco di attività acquistabili senza vincoli. La ragione della flessibilità è nel regime del prodotto e nella sua politica di investimento, non in una presunta capacità di qualsiasi partecipante di assorbire ogni perdita. Per l’articolo 14 non si applicano le norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite per i FIA non riservati; questo non equivale a poter acquistare qualunque attività senza vincoli.

Il regolamento o lo statuto deve indicare obiettivo, profilo di rischio, stile e tecniche di gestione, livello massimo di leva e limiti di investimento. I limiti devono essere coerenti con il profilo del fondo, motivati e rispettati. Derivati e indebitamento possono amplificare perdite e fabbisogni di liquidità: una maggiore libertà operativa non costituisce una garanzia di rendimento superiore.

Lo stesso articolo precisa che il regolamento del fondo riservato non è soggetto all’approvazione della Banca d’Italia. Non bisogna presentare un’approvazione inesistente come tutela del singolo investimento; questa caratteristica non cancella la disciplina e la vigilanza applicabili al gestore e alle attività svolte.

Quali documenti servono per capire il prodotto

Prima della sottoscrizione occorre ricostruire diritti, vincoli e costi attraverso regolamento o statuto, documentazione informativa applicabile e rendiconti. Va verificato, per esempio, come si determinano le valutazioni, quali informazioni vengono fornite durante la vita del fondo, chi sostiene le spese e come vengono gestiti conflitti di interesse e operazioni con parti correlate.

La qualifica “riservato” non consente di concludere che non siano dovute informazioni agli investitori o che il fondo sia “opaco per legge”. Anche la documentazione sintetica dipende dal regime applicabile: dove opera la disciplina PRIIPs, il documento chiave per l’investitore al dettaglio è il KID. Non è corretto richiamare il vecchio KIID come documento universale attuale, né dedurre dalla sola etichetta FIA un’esenzione generalizzata da KID o altri obblighi.

Quando si può uscire da un fondo riservato

“Riservato” descrive chi può partecipare, non quando si può ottenere il denaro. Un fondo riservato può essere aperto o chiuso nel rispetto della disciplina pertinente: nel primo caso i rimborsi seguono le condizioni applicabili; nel secondo vanno lette le scadenze e le eventuali possibilità di rimborso previste. La vendita delle quote a un altro investitore è un’operazione diversa e non garantisce un compratore o un prezzo vicino al NAV.

Neppure il confronto con un UCITS giustifica la formula “retail uguale liquidità giornaliera”. Frequenza di valorizzazione, invio dell’ordine, esecuzione e pagamento non coincidono automaticamente. Per la meccanica di ordini e rimborsi si vedano le guide ai fondi aperti e ai fondi chiusi. La questione economica è la coerenza fra liquidità degli attivi, impegni di rimborso e orizzonte del partecipante.

NAV per quota e costi: leggere il valore con le sue condizioni

Il patrimonio netto del fondo è dato dalle attività meno le passività alla data di valutazione. Dividendo tale importo per le quote in circolazione si ottiene il valore unitario, spesso chiamato NAV per quota:

NAV per quota = (attività totali − passività totali) / quote in circolazione

Se le attività valgono 45 milioni di euro, le passività 2 milioni e le quote sono un milione, il patrimonio netto è 43 milioni e il NAV per quota è 43 euro. Liquidità e posizioni in derivati già comprese nelle attività non vanno aggiunte una seconda volta; le posizioni con valore negativo devono essere trattate fra le passività secondo i criteri applicabili. La formula non sostituisce le regole di valutazione.

Per attivi non quotati il valore può dipendere da stime e modelli anziché da un prezzo immediatamente negoziabile. Frequenza e metodo seguono le norme e i documenti del fondo: non tutti i fondi riservati adottano lo stesso calendario o la stessa tecnica. La pubblicazione di un valore non prova che il patrimonio sia liquidabile a quell’importo, né che una quota possa essere rimborsata subito. La guida ai fondi comuni e al NAV offre il riferimento generale sul valore unitario.

Commissioni di gestione, spese e possibili commissioni di performance incidono sul risultato del partecipante secondo quanto previsto dal contratto. Una componente di incentivo non assicura rendimenti assoluti positivi o il perfetto allineamento degli interessi. Occorre capire quali costi siano già inclusi nel valore della quota e quali siano addebitati separatamente, senza applicare due volte la stessa voce.

Dall’ammissibilità alla decisione di investimento

Il confronto utile con altri fondi riguarda condizioni verificabili: platea ammessa, strumenti e concentrazione, leva, tempi di uscita, informativa e costi. “Riservato” non è sinonimo di chiuso, di opaco o di più redditizio; “non riservato” e “UCITS” non sono la stessa categoria. Dopo aver verificato l’accesso, resta da valutare se i rischi e il vincolo di liquidità siano coerenti con l’orizzonte dell’investimento.

Riferimenti: D.M. 30/2015, articolo 14 e regolamento Banca d’Italia sulla gestione collettiva del risparmio, versione integrale al sesto aggiornamento, disposizioni sui FIA riservati.