Fondi a profilo crescente: scelta, switch e rischi

Con fondi a profilo crescente si può descrivere una gamma di prodotti organizzata in più linee, pensate per differenti livelli di esposizione al rischio. L’investitore sceglie fra fondi con politiche e limiti propri: non si tratta di una categoria giuridica uniforme né di un meccanismo che aumenta automaticamente il rischio nel tempo.

La distinzione è importante perché il nome può far pensare a un percorso già deciso. Scegliere oggi una linea della gamma e passare domani a un’altra è diverso dal sottoscrivere un programma che modifica automaticamente l’allocazione secondo regole contrattuali. Prima di confrontare prudente, moderato e dinamico occorre capire che cosa quei nomi significano per i prodotti concreti.

Una gamma commerciale non è una scala universale

Una società di gestione può proporre più fondi o comparti con differenti pesi azionari, obbligazionari e monetari. Non esiste un numero obbligatorio di tre o quattro linee, né una percentuale azionaria universalmente associata al nome prudente. Una linea che porta lo stesso nome in un’altra famiglia può avere limiti e rischi diversi.

Anche le categorie di settore e quelle dei fornitori di dati hanno una funzione diversa dai nomi commerciali. Il riferimento per distinguere questi piani sono i fondi bilanciati e le loro varianti. Nel confronto della singola gamma contano invece i mandati effettivi, senza trasferire una definizione da un sistema di etichette all’altro.

Un esempio puramente illustrativo può prevedere una linea A con peso azionario di riferimento del 20%, una B al 50% e una C al 75%. Non sono soglie standard, livelli di rischio certificati o consigli di investimento. Per ciascuna linea occorre verificare anche gli intervalli consentiti: un peso osservato oggi può essere diverso da quello futuro ammesso dal mandato.

Il rischio non cresce soltanto con la quota azionaria

A parità di altre caratteristiche, aumentare l’esposizione alle azioni può rendere più rilevanti le oscillazioni dei mercati azionari. Ma la volatilità di un portafoglio dipende anche da obbligazioni, duration, credito, valuta, liquidità, derivati e correlazioni. Non esiste una legge generale che faccia aumentare sempre la volatilità a ogni incremento del peso azionario.

Lo mostra un controesempio matematico, non una previsione: si ipotizzino volatilità azionaria del 20%, obbligazionaria del 10% e correlazione pari a zero. Un portafoglio solo obbligazionario ha volatilità del 10%; con pesi 10% azioni e 90% obbligazioni, il modello a due attività restituisce circa il 9,22%. La diversificazione può inizialmente ridurre la volatilità anche aggiungendo azioni. Il risultato dipende dalle ipotesi e non stabilisce un’allocazione ottimale.

Di conseguenza, una linea chiamata prudente non è a capitale garantito e una linea dinamica non promette rendimenti superiori. Va letto l’insieme delle esposizioni possibili e osservate. Se il fondo ha ampie facoltà di variazione, la lettura dei limiti di un mandato flessibile aiuta a capire quanto la composizione possa cambiare.

Indicatore del prodotto e profilo dell’investitore

Ogni fondo ha i propri documenti e l’indicatore previsto dal regime applicabile. Nei prodotti retail soggetti a PRIIPs, il KID riporta il relativo indicatore sintetico SRI. Il riferimento storico a SRRI nel KIID appartiene a un impianto diverso: le classi non si possono trasferire automaticamente da una scala all’altra o ricavare dai nomi delle linee.

Non è quindi corretto assegnare per definizione un livello 2 o 3 al prudente, 4 o 5 al moderato e 5 o 6 al dinamico. L’indicatore effettivo va letto per ciascun prodotto, insieme alle ipotesi, all’orizzonte e ai rischi illustrati nei documenti. Il medesimo numero non esaurisce tutte le differenze tra due fondi.

Il profilo dell’investitore risponde a un’altra domanda. Nell’ambito della consulenza e della gestione di portafogli, l’articolo 25, paragrafo 2, MiFID II richiede informazioni su conoscenze ed esperienza, situazione finanziaria inclusa la capacità di sostenere perdite, obiettivi di investimento inclusa la tolleranza al rischio. Questo non equivale a scegliere un prodotto dal solo numero SRI, né va generalizzato indistintamente a ogni servizio di esecuzione ordini.

Switch fra profili: che cosa bisogna verificare

Il passaggio da una linea all’altra può essere previsto dalla gamma, ma non è automaticamente gratuito o immediato. Condizioni commerciali, commissioni, modalità di valorizzazione, tempi e possibili conseguenze fiscali dipendono dal prodotto e dalla situazione applicabile. L’eventuale assenza di una commissione esplicita non dimostra l’assenza di ogni costo o effetto economico.

Prima dello switch occorre confrontare ciò che si lascia e ciò che si acquista: nuovi limiti di investimento, rischio, costi della classe e coerenza con gli altri strumenti detenuti. Quando lo switch avviene nell’ambito della consulenza o della gestione, la disciplina MiFID citata richiede anche l’analisi dei costi e benefici del cambiamento; non si tratta soltanto di cambiare un nome nel portafoglio.

La possibilità di adeguare la scelta può essere utile al mutare degli obiettivi, ma non rende conveniente ogni spostamento. Reagire frequentemente ai movimenti di mercato può introdurre costi e decisioni di timing che non migliorano il risultato.

Scelta manuale, programma automatico e life cycle

Un investitore può decidere di spostarsi progressivamente verso esposizioni che ritiene più compatibili con una spesa futura, per esempio avvicinandosi alla data in cui userà il capitale. È un esempio di pianificazione e revisione della scelta, non una prescrizione secondo cui ogni giovane debba scegliere la linea più aggressiva o ogni persona vicina alla pensione quella meno azionaria.

Se è l’investitore a richiedere i passaggi, lo switch è manuale. Se esiste un programma che li esegue secondo condizioni prestabilite, occorre leggere quelle condizioni. Un fondo target-date o life-cycle può invece incorporare un percorso di allocazione legato a una data o a un orizzonte: la semplice presenza di più profili acquistabili non prova l’esistenza di quel percorso automatico.

Anche un programma di riduzione dell’esposizione azionaria non è, per questo solo fatto, una garanzia di capitale o di rischio sempre decrescente. Devono essere compresi il punto di arrivo, i rischi residui e le eventuali facoltà di modifica previste dal contratto.

Documenti per confrontare le linee senza fermarsi al nome

Per confrontare le linee della stessa gamma occorre affiancare i rispettivi prospetti e regolamenti: limiti differenti non diventano equivalenti perché il marchio è lo stesso. Si confrontano poi i KID applicabili per rischi e costi, rispettandone ipotesi e date, e la reportistica disponibile per le esposizioni osservate. Il look-through dei fondi comuni aiuta a individuare sovrapposizioni con ciò che già si detiene.

Un confronto ragionato guarda quindi sia a ciò che ciascuna linea può fare sia alla sua composizione osservata, alle spese complessive e ai tempi dell’obiettivo. Compilare correttamente le informazioni richieste dal servizio è necessario, ma non garantisce il successo dell’investimento. La gamma semplifica la scelta operativa soltanto se non nasconde le differenze sostanziali fra i prodotti.