FIFO, acronimo di first in, first out, è una formula di attribuzione del costo: ai beni venduti o consumati vengono assegnati per primi i costi degli acquisti o della produzione più remoti tra quelli disponibili. Le unità che restano a fine periodo incorporano quindi, in genere, costi storici più recenti. La formula non impone che il magazzino fisico venga movimentato nello stesso ordine e non trasforma il costo contabile in valore di mercato.
Questa distinzione conta nella pratica. Un’azienda può ruotare materialmente i beni per data di scadenza, lotto o esigenze produttive e applicare comunque una formula contabile di costo coerente con il principio applicabile. FIFO descrive come attribuire i costi alle unità, non come organizzare scaffali e spedizioni.
Come si assegnano i costi
Si consideri una disponibilità iniziale di 100 unità a 10 euro e un acquisto successivo di altre 100 unità a 12 euro. Se nel periodo vengono vendute 120 unità, FIFO attribuisce alle uscite 100 unità a 10 euro e 20 a 12 euro. Le 80 unità residue sono valorizzate al costo storico di 12 euro per unità, prima dell’eventuale verifica al valore di realizzo. L’esempio isola la formula: nella contabilità effettiva vanno inclusi i costi ammissibili, le quantità corrette e gli eventuali oneri direttamente attribuibili.
La stessa logica si applica ai beni prodotti, purché il costo delle unità sia stato determinato secondo il quadro contabile pertinente. La formula non decide quali costi siano incorporabili nel prodotto: separatamente si definiscono costo di acquisto o costo di conversione, costi allocabili e trattamento dei costi esclusi.
Quando è appropriato
IAS 2 ammette FIFO o costo medio ponderato per rimanenze fungibili o intercambiabili; per beni non intercambiabili o destinati a progetti specifici prevede l’identificazione specifica. OIC 13 e la disciplina civilistica italiana includono FIFO, costo medio ponderato e LIFO tra le formule applicabili alle rimanenze fungibili. Le regole non sono identiche: LIFO non è ammesso nella redazione IFRS, anche se può essere rilevante in altri contesti nazionali o gestionali.
La scelta della formula deve riflettere la natura e l’uso delle rimanenze e va applicata con coerenza alle categorie omogenee. Non è corretto selezionare FIFO soltanto perché produce un particolare margine in un dato esercizio. Cambi di formula richiedono le ragioni e l’informativa previste dal principio applicabile, oltre a una valutazione degli effetti sulla comparabilità.
Prezzi e bilancio: tendenze, non garanzie
Quando i prezzi d’acquisto crescono in sequenza e le quantità restano stabili o aumentano, FIFO tende a lasciare nel magazzino costi più recenti e ad attribuire al venduto costi meno recenti. Il margine lordo può risultare più alto rispetto a una formula che attribuisce costi più recenti alle uscite, a parità delle altre condizioni. Se prezzi o quantità seguono un andamento diverso, l’effetto può ridursi o invertirsi. La formula non determina da sola l’utile netto né il carico fiscale.
Inoltre, le rimanenze finali non sono “aggiornate al mercato” per effetto di FIFO: contengono costi di acquisto o produzione recenti, che possono essere diversi dal prezzo di vendita o dal costo corrente di sostituzione. Sia IAS 2 sia OIC 13 prevedono una verifica di valutazione al termine del periodo secondo definizioni proprie. Se il valore recuperabile rilevante è inferiore al costo, la formula FIFO non elimina l’esigenza di svalutare.
La comparazione con CMP e LIFO deve dichiarare ipotesi su andamento dei prezzi, quantità rimaste e eventuali svalutazioni. Per il quadro complessivo si veda la guida alla valutazione delle rimanenze; per la media ponderata, la pagina sul metodo CMP.
Controlli utili in chiusura
- Riconciliare quantità fisiche, registrazioni di carico e scarico e costi unitari per lotto.
- Verificare che trasporti, sconti e costi di conversione siano trattati secondo il principio applicabile.
- Controllare separatamente obsolescenza, danni e valore di realizzo: FIFO non è un test di recuperabilità.
- Spiegare variazioni di formula, livelli di scorta e prezzi prima di attribuire ai margini un significato operativo.
La lettura corretta di FIFO richiede quindi due piani distinti: la formula determina quali costi storici confluiscono nel venduto e quali restano in magazzino; la verifica finale stabilisce se il valore contabile di queste rimanenze è ancora recuperabile secondo IAS 2 o OIC 13. Confondere i due piani porta a scambiare una convenzione di costo per una misura del prezzo corrente.