Metodo dei Multipli di Mercato: Guida alla Valutazione Azionaria

I multipli di mercato mettono in relazione il prezzo attribuito a un’impresa con una grandezza economica o patrimoniale. Servono a confrontare valutazioni, non a stabilire da soli se un titolo sia caro o conveniente: il risultato dipende da ciò che si misura, dal momento in cui lo si misura e dalla somiglianza effettiva tra le società considerate.

Che cosa misura un multiplo

Un multiplo esprime quante unità di una grandezza fondamentale corrispondono al valore di mercato considerato. Nel P/E, per esempio, il prezzo per azione è rapportato all’utile per azione; nell’EV/EBITDA, il valore dell’impresa è rapportato a una misura operativa prima di interessi, imposte, ammortamenti materiali e ammortamenti immateriali. Il primo riguarda il capitale proprio, il secondo l’impresa nel suo complesso. Per questo numeratore e denominatore devono riferirsi allo stesso perimetro economico.

La distinzione evita errori frequenti: confrontare la capitalizzazione azionaria con l’EBITDA o l’enterprise value con l’utile netto combina grandezze che spettano a soggetti diversi della struttura finanziaria. La coerenza, però, è solo il punto di partenza. Un rapporto calcolato correttamente può comunque essere poco informativo se periodo, definizione contabile o qualità della misura cambiano da un’impresa all’altra.

Come scegliere imprese comparabili

Un confronto è utile quando le imprese condividono caratteristiche che incidono sui flussi di cassa e sul rischio: modello di ricavi, mercati serviti, posizione competitiva, intensità di capitale, leva finanziaria, redditività e prospettive di crescita. La stessa etichetta settoriale non garantisce comparabilità. Due società software, per esempio, possono avere modelli di ricavo ricorrente, margini, investimenti e rischi di acquisizione clienti molto diversi.

Occorre inoltre allineare definizioni e periodi. Nei multipli basati su flussi o risultati, LTM e TTM indicano in genere gli ultimi dodici mesi riportati; FY0 identifica l’ultimo esercizio chiuso, mentre NTM guarda ai prossimi dodici mesi e FY1 al prossimo esercizio. NTM e FY1 possono coprire intervalli diversi, soprattutto quando la data di analisi cade a metà esercizio. Queste basi si applicano a utili, ricavi, EBITDA e flussi di cassa, ma non sono intercambiabili: data, fonte e convenzione vanno dichiarate. Nei settori ciclici, il divario fra un multiplo trailing e uno forward può riflettere il passaggio da utili di picco o di minimo a stime diverse, ma non ne identifica da solo la causa.

Multipli equity e multipli d’impresa

I multipli equity rapportano una misura del valore degli azionisti a un fondamentale attribuibile agli azionisti. Ne fanno parte il rapporto prezzo-utili, il prezzo/vendite per azione, il prezzo/flusso di cassa per azione e il prezzo/valore contabile. La scelta dipende dalla natura del business e dall’affidabilità del denominatore: un’impresa in perdita, per esempio, rende il P/E convenzionale difficile da interpretare.

Per il calcolo dei singoli specialisti si possono approfondire il forward P/E, il trailing P/E, il P/E normalizzato, il P/S, il prezzo/cash flow, il P/B e il PEG.

I multipli d’impresa usano invece l’enterprise value e una grandezza operativa riferita all’attività prima della remunerazione di debito e capitale proprio. L’EV/EBITDA è un esempio diffuso, ma EBITDA non equivale a flusso di cassa: non sottrae investimenti, variazioni del capitale circolante, imposte o interessi. Anche il calcolo dell’enterprise value richiede convenzioni esplicite su debito, cassa, interessenze di minoranza e altre poste pertinenti. La voce “EV” non va trattata come sinonimo automatico del prezzo pagato in un’acquisizione; per il ponte tra valore d’impresa e valore del capitale proprio si veda la guida dedicata a equity value ed enterprise value.

Interpretare un premio o uno sconto

Un multiplo superiore a quello dei peer indica che il mercato attribuisce un prezzo più alto rispetto alla misura scelta. Può riflettere crescita attesa, margini, minore rischio percepito o una diversa qualità dei dati; può anche dipendere da aspettative eccessive, da una fase favorevole del ciclo o da differenze contabili. Simmetricamente, un multiplo basso può segnalare rischio, prospettive deboli, redditività insufficiente o un denominatore temporaneamente elevato. Nessuno dei due scarti prova da solo sopravvalutazione o sottovalutazione.

Per leggere il divario, si può scomporre la domanda: le società hanno crescita e rischio comparabili? Gli utili o i flussi sono ricorrenti? Il periodo è lo stesso? Il capitale impiegato e la leva sono simili? Quali ipotesi dovrebbero realizzarsi perché il multiplo osservato sia giustificato? Se il confronto non può rispondere a queste domande, la mediana dei peer non trasforma un campione eterogeneo in una stima affidabile.

Media, mediana e limiti del campione

La media aritmetica è sensibile a valori estremi e a denominatori molto piccoli; la mediana riduce questa sensibilità, ma non corregge un campione mal costruito. Conviene mostrare la distribuzione e il numero di osservazioni, controllare i casi anomali e spiegare eventuali esclusioni. Rapporti negativi o non significativi non vanno ordinati come se fossero multipli positivi comparabili.

Il confronto relativo dipende inoltre dal livello generale dei prezzi e delle aspettative. Se un intero settore incorpora ipotesi ottimistiche, essere sotto la media del settore non dimostra che una società sia sottovalutata. I multipli possono affiancare una valutazione basata sui flussi, ma non sostituire l’analisi dei fondamentali né la verifica delle ipotesi.

Società private e operazioni straordinarie

I multipli di società quotate possono offrire riferimenti per imprese non quotate o per transazioni, ma il passaggio non consiste nell’applicare automaticamente uno sconto di illiquidità o un premio di controllo. Diritti, governance, dimensione, accesso al capitale, struttura dell’operazione e data dei comparabili modificano il problema di valutazione. Queste rettifiche richiedono un’analisi specifica e non sono una semplice estensione meccanica del confronto tra azioni quotate; le relative tecniche appartengono alla trattazione dedicata alle valutazioni e alle operazioni M&A.

Un processo di confronto disciplinato

  1. Definire il valore da confrontare: equity value o enterprise value.
  2. Scegliere un denominatore coerente con il settore e con la domanda analitica.
  3. Allineare periodo, data, trattamento delle azioni e definizione contabile.
  4. Costruire un peer group motivato e mostrare dispersione, non soltanto una media.
  5. Spiegare quali differenze di crescita, rischio e redditività possono giustificare multipli diversi.
  6. Usare il risultato come evidenza da triangolare con altri metodi, non come verdetto automatico.

Quando la dispersione dei peer è ampia, mostrare mediana e intervallo è spesso più informativo della sola media. Per esempio, con multipli pari a 8, 10 e 50, la media è circa 22,7 mentre la mediana è 10: il terzo dato sposta molto la media, ma non per questo va eliminato senza spiegazione. Il lettore può così distinguere l’effetto del campione dalla differenza economica che si vuole interpretare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *