La volatilità implicita è il valore di volatilità che, inserito in un modello di pricing insieme agli altri parametri del contratto, rende il prezzo teorico compatibile con la quotazione osservata dell’opzione. Non è una volatilità direttamente osservata sul mercato: è inferita da prezzo, sottostante, strike, tempo, tassi, dividendi o altri flussi rilevanti e dalle ipotesi del modello.
Dal prezzo dell’opzione all’input di volatilità
Un modello riceve input osservabili o stimati e produce un valore teorico. Se si conosce il prezzo di mercato dell’opzione, si può invertire numericamente il modello per trovare quale volatilità lo riproduce. Quel risultato è la volatilità implicita. Dipende quindi dalla convenzione di quotazione, dalla qualità dei prezzi, dalla specifica opzione e dal modello; due strumenti o due metodi possono produrre stime diverse.
In pratica, il calcolo dovrebbe considerare il prezzo denaro-lettera, non trattare una singola transazione come valore certo. Opzioni poco liquide, spread ampi o quotazioni obsolete rendono la stima meno stabile. La volatilità implicita può essere rappresentata lungo strike e scadenze: smile, skew e struttura a termine descrivono differenze fra opzioni, non una singola previsione uniforme per tutto il mercato.
Che cosa dice e che cosa non dice
Una volatilità implicita più alta corrisponde, a parità delle altre condizioni, a premi generalmente più elevati per call e put standard. Questo riflette quanto il mercato è disposto a pagare per i payoff convessi e per la protezione; non significa che il sottostante si muoverà sicuramente di una certa entità, né che acquistare opzioni sia automaticamente redditizio.
La volatilità implicita è una misura risk-neutral ricavata dai prezzi, influenzata da domanda di copertura, premi per il rischio, liquidità e vincoli di mercato. Non coincide necessariamente con la volatilità realizzata futura o con la previsione soggettiva degli operatori. Un confronto fra implicita e realizzata ha senso solo allineando finestra, annualizzazione, sottostante e metodologia.
VIX: un indice costruito da opzioni SPX
Il VIX è un indice di volatilità attesa a breve termine derivato dai prezzi di un insieme di opzioni SPX, con una metodologia definita da Cboe e una scadenza costante di riferimento. Non è la volatilità implicita di una singola opzione e non si ottiene semplicemente facendo la media delle volatilità implicite osservate. I prezzi delle opzioni, gli strike inclusi, le scadenze e la formula dell’indice determinano il risultato.
Di conseguenza il VIX descrive il livello di prezzo della volatilità incorporato nel mercato delle opzioni su S&P 500 secondo quella metodologia. Non prevede la direzione dell’indice azionario e non garantisce che la volatilità realizzata nei successivi trenta giorni coincida con il valore indicato.
Uso nel pricing e nella gestione del rischio
La volatilità implicita permette di confrontare il costo relativo di opzioni diverse e di misurare sensibilità del portafoglio. Un trader può osservare la superficie per individuare differenze fra strike e scadenze, ma deve tenere conto di spread, rischio di modello, eventi e cambiamenti di regime. Una posizione che beneficia di un rialzo della volatilità può comunque perdere se il movimento arriva troppo tardi, è nella direzione sfavorevole o il premio pagato era eccessivo.
È quindi utile leggere l’implicita come un prezzo, non come un fatto futuro. La quotazione incorpora un equilibrio momentaneo fra aspettative e compensi richiesti per assumere rischio; il risultato successivo dipende da come quel prezzo si confronta con i movimenti realizzati e con l’evoluzione della superficie.