I bond senior non-preferred, o obbligazioni senior non-preferred, sono titoli di debito bancario che occupano una posizione specifica tra i crediti chirografari ordinari e quelli subordinati. In Italia la categoria corrisponde agli strumenti di debito chirografario di secondo livello. Per l’investitore, questa collocazione determina quali crediti lo precedono nell’assorbimento delle perdite; per la banca, può contribuire alla capacità di affrontare una crisi. Il rango del titolo e la sua eventuale computabilità nei requisiti regolamentari restano però due valutazioni distinte.
Una classe precisa all’interno del debito bancario
La parola senior può trarre in inganno se viene interpretata come precedenza su qualsiasi creditore. Il non-preferred è chirografario: la sua posizione non deriva da una garanzia reale su determinati beni. Nel quadro italiano, l’articolo 91, comma 1-bis, del Testo unico bancario colloca questi strumenti dopo gli altri crediti chirografari e prima dei crediti subordinati a tutti i non subordinati.
È quindi possibile essere senior rispetto al debito subordinato e avere una posizione inferiore rispetto ad altri titoli senior. Il confronto pertinente è con le obbligazioni senior preferred, nei limiti delle condizioni della singola emissione. Preferred è un’espressione di mercato: non significa secured e non attribuisce precedenza assoluta su tutte le altre pretese verso la banca.
La distinzione europea è descritta dall’articolo 108 della direttiva BRRD. La categoria non-preferred si colloca sotto gli ordinary unsecured e sopra le classi inferiori richiamate dalla disposizione. La disciplina italiana ne precisa l’inserimento nella propria gerarchia. Questa combinazione permette di interpretare il nome commerciale senza trasformarlo in una graduatoria universale valida per ogni paese.
Perché non è Tier 2 né un subordinato generico
Il senior non-preferred resta distinto dal capitale regolamentare. Il Tier 2 appartiene ai fondi propri della banca e deve soddisfare requisiti specifici: l’articolo 63 del regolamento CRR richiede, tra l’altro, un rango inferiore alle passività ammissibili e una durata originaria di almeno cinque anni. La sola possibilità di subire perdite non rende intercambiabili le due categorie.
Anche il termine subordinato è troppo ampio per descrivere lo SNP. Il TUB distingue ulteriormente i crediti subordinati non computabili nei fondi propri e quelli derivanti da elementi dei fondi propri. Tra SNP e Tier 2 possono quindi rilevare altre passività subordinate: la sequenza non si riduce necessariamente a due gradini adiacenti.
Profilo |
Senior non-preferred |
Tier 2 |
|---|---|---|
Natura della categoria |
Debito chirografario con rango specifico |
Strumento di capitale regolamentare, se ne soddisfa i requisiti |
Posizione relativa |
Precede i crediti subordinati indicati dalla disciplina |
Subordinato alle passività ammissibili secondo il CRR |
Durata originaria minima richiamata |
Dodici mesi per la categoria italiana |
Cinque anni tra i requisiti CRR |
Verifica regolamentare |
Il nome SNP non certifica da solo la computabilità MREL/TLAC |
La qualifica richiede il rispetto delle condizioni proprie del Tier 2 |
Per il quadro generale, i principi di subordinazione obbligazionaria spiegano come cambia l’esposizione al valore residuo. Qui interessa la classe bancaria specifica: una guida ai subordinati corporate non può sostituire la lettura della gerarchia e dei requisiti applicabili alla banca.
Che cosa identifica lo strumento italiano
L’articolo 12-bis TUB definisce gli strumenti di debito chirografario di secondo livello attraverso condizioni cumulative. La durata originaria deve essere almeno pari a dodici mesi; lo strumento non deve incorporare derivati né presentare le caratteristiche proprie dei derivati previste dal divieto; la documentazione deve indicare il rango. Queste condizioni non possono essere eliminate successivamente. Il riferimento riguarda le emissioni dei soggetti individuati dalla norma, non ogni obbligazione emessa da una società finanziaria.
Il vincolo sui derivati va letto con precisione. L’articolo 108, paragrafo 6, BRRD chiarisce, alle condizioni indicate, il trattamento dei titoli a tasso variabile collegati a un riferimento largamente utilizzato e delle emissioni in valuta estera con capitale, rimborso e interessi nella stessa valuta. Una cedola variabile o una valuta diversa dall’euro non dimostrano, da sole, la presenza di un derivato incorporato incompatibile con la categoria.
Per il taglio, l’articolo 12-ter TUB prevede un minimo di 150.000 euro per gli strumenti interessati, con applicazione alle emissioni successive all’entrata in vigore del D.Lgs. 193/2021. È un requisito italiano con un preciso ambito temporale, non un minimo uniforme di tutti i senior non-preferred europei. Nell’analisi di un titolo già emesso, la data dell’emissione è perciò parte della verifica, insieme alle condizioni e alla legge applicabile.
Rango e computabilità MREL/TLAC rispondono a domande diverse
Il rango descrive dove si colloca il credito. La computabilità stabilisce invece se e in quale misura lo strumento possa concorrere ai requisiti regolamentari di capacità di assorbimento delle perdite e ricapitalizzazione. L’etichetta senior non-preferred non conclude questa seconda analisi.
Gli articoli 72a–72c CRR prevedono condizioni ulteriori relative, fra l’altro, al finanziamento dell’acquisto, alla titolarità, alle garanzie, alla compensazione e ai termini contrattuali. Per MREL, l’articolo 45b BRRD richiama parte di questa disciplina con adattamenti: i criteri non sono perfettamente intercambiabili con quelli del regime TLAC. Anche le richieste di subordinazione e le deroghe dipendono dal perimetro applicabile e dalle decisioni dell’autorità.
La scadenza rende concreta la distinzione. I dodici mesi originari dell’articolo 12-bis servono a identificare la categoria italiana; l’anno di durata residua dell’articolo 72c riguarda invece le passività ammissibili nel relativo regime. Il trascorrere del tempo può incidere sulla computabilità senza riscrivere la clausola di rango del titolo. Inoltre, opzioni del portatore e incentivi al rimborso possono modificare la scadenza rilevante ai fini regolamentari: non basta assumere automaticamente la prima data di call.
Che cosa significa per chi investe
In una crisi bancaria, il senior non-preferred può partecipare all’assorbimento delle perdite attraverso riduzione del valore rimborsabile o conversione in capitale. La sua posizione viene dopo le classi inferiori pertinenti, inclusi fondi propri e debiti subordinati: Common Equity Tier 1, Additional Tier 1 e Tier 2 restano categorie distinte, non sinonimi del titolo acquistato.
La gerarchia aiuta a capire questa esposizione, ma l’ordine liquidatorio non descrive da solo ogni possibile azione di risoluzione. La disciplina applicabile, gli strumenti utilizzati e la situazione della banca determinano il trattamento concreto. Neppure il rango prova un recupero minimo: indica quali crediti precedono l’investitore, non quante risorse saranno disponibili.
Il confronto economico deve dunque partire dai diritti dell’emissione. La differenza rispetto a un senior preferred della stessa banca riguarda anzitutto la posizione nella gerarchia; rispetto a un Tier 2 cambiano categoria e requisiti. Nessuna delle due differenze autorizza ad associare al nome SNP un premio di rendimento fisso o una percentuale standard di recupero.
Conta infine la data delle regole utilizzate. La direttiva 2026/806 prevede per le modifiche alla gerarchia qui rilevanti recepimento entro l’11 maggio 2028 e applicazione dal 12 maggio 2028. La sua entrata in vigore non consente di anticipare quella gerarchia nell’analisi di settembre 2026. Collegare emissione, rango e disciplina temporalmente applicabile è ciò che rende confrontabili i diritti, prima ancora dei rendimenti.