Titoli di Credito Astratti: Che Cosa Significa l’Astrattezza

Nella classificazione dottrinale dei titoli di credito, si definiscono astratti quelli il cui contenuto non identifica il particolare rapporto sottostante che ne ha determinato l’emissione. Una prestazione monetaria può essere collegata a operazioni diverse; dalla sua indicazione sul titolo non si ricostruisce necessariamente quale di esse vi sia dietro.

Questo non significa che la causa sia inesistente o sconosciuta. Le persone che hanno dato origine all’operazione possono conoscerla perfettamente. La distinzione riguarda il modo in cui il titolo rappresenta l’impegno e il rilievo che il rapporto sottostante può avere quando la prestazione viene richiesta.

La causa esiste: cambia il piano sul quale la si considera

Il rapporto fondamentale è la relazione che spiega perché il titolo è stato emesso; la pretesa cartolare è quella fatta valere in base al titolo. Nella ricostruzione dottrinale qui adottata, la prestazione del titolo astratto può riferirsi a rapporti sottostanti diversi: per identificarla il documento non rende necessario indicare quale specifica operazione la giustifichi. Separare i due piani permette di comprendere la funzione dell’astrattezza senza descrivere il documento come una promessa priva di giustificazione economica.

Nella ricostruzione dottrinale adottata, per la prestazione rappresentata da un titolo astratto si fa riferimento alla disciplina del titolo e a quella cartolare generale, senza ricostruirne il contenuto attraverso la disciplina di un determinato rapporto causale. La circolazione pone un ulteriore problema, distinto da questa classificazione. Una questione nata fra le parti dell’operazione originaria e la posizione di chi ha ricevuto successivamente il titolo non possono essere trattate come se coincidessero sempre. Occorre però conoscere la disciplina dello strumento e il rapporto del portatore con le parti: la parola “astratto” non risolve da sola il regime di tutte le difese del debitore.

L’esempio della cambiale e il limite dei rapporti diretti

La cambiale è un esempio tradizionale della categoria. Un caso riportato nella rassegna ufficiale della Cassazione sul 2004, relativo alla sentenza n. 6275, mostra perché sia necessario distinguere le posizioni dei soggetti.

Nel caso esaminato, la regola cambiaria richiamata limita le difese fondate sui rapporti personali con il traente nei confronti del terzo, salvo che il portatore, acquistando il titolo, abbia agito scientemente a danno del debitore. La Corte ne ha escluso l’applicazione quando il prenditore coincideva con il traente: quel soggetto non era estraneo al rapporto fondamentale. È quindi la posizione dei soggetti, oltre al tipo di titolo, a rendere comprensibile il risultato del caso.

L’esempio serve a evitare una deduzione troppo ampia: un titolo qualificato come astratto non rende automaticamente irrilevanti tutte le vicende dell’operazione originaria fra qualunque soggetto. La pronuncia riguarda una fattispecie cambiaria; non basta a estendere lo stesso risultato a ogni altro titolo.

La letteralità riguarda un altro aspetto: il contenuto della prestazione ricavabile dal documento. Per valutare una richiesta concreta occorre identificare lo strumento e la posizione di chi lo presenta; la categoria astratto/causale non sostituisce queste verifiche. L’autonomia rispetto alle vicende dei precedenti possessori, inoltre, non va presentata come una proprietà esclusiva dei titoli astratti: nella ricostruzione dottrinale adottata è un distinto problema della circolazione cartolare.