Un currency swap, nel significato di cross-currency swap qui trattato, è un contratto con cui due parti concordano pagamenti periodici di interessi in due valute diverse e gli eventuali scambi di capitale previsti dall’accordo. Il punto non è soltanto cambiare una valuta con un’altra: lo swap organizza anche i flussi da pagare e ricevere durante la vita del contratto.
Le espressioni italiane “swap su valute” e “swap valutario” possono essere usate anche per operazioni del tipo FX swap: occorre quindi distinguere la struttura del contratto. Qui indicano il contratto con interessi periodici nelle due valute. Un FX swap, invece, combina uno scambio di valute a pronti con uno scambio inverso a termine, senza una serie di interessi periodici intermedi: la sola durata non basta a distinguere i due strumenti.
Due valute e due gambe: che cosa viene scambiato
Ogni lato dello swap è una gamba: descrive gli importi che una parte deve pagare o ricevere, la valuta, le date e il modo in cui vengono calcolati gli interessi. I flussi monetari sono quindi somme di denaro; il tasso di interesse è uno dei parametri con cui quelle somme vengono determinate, non il flusso stesso.
La differenza rispetto a un normale interest rate swap in una sola valuta è importante. Nell’IRS il capitale nozionale serve di regola come base di calcolo e non viene trasferito. Nella struttura di currency swap con scambio dei capitali, invece, le due parti si consegnano effettivamente importi denominati in valute differenti. La guida generale ai contratti swap approfondisce il meccanismo comune delle gambe e del nozionale; qui conta ciò che cambia quando le valute sono due.
Come funziona: inizio, pagamenti periodici e scadenza
Una struttura tipica prevede tre momenti. All’inizio le parti si scambiano capitali nelle rispettive valute, determinati secondo il cambio e gli importi concordati. Durante il contratto eseguono i pagamenti periodici di interessi stabiliti per ciascuna gamba. Alla scadenza effettuano lo scambio finale dei capitali previsto dall’accordo.
Questa sequenza descrive una struttura, non una clausola universale. Esistono contratti senza scambio iniziale dei capitali o con importi che cambiano nel tempo. Anche il profilo dei rimborsi deve quindi essere letto nei termini dello swap: non si può dedurre dal solo nome dello strumento.
Nel caso semplice in cui sia concordata la restituzione dei capitali originari, alla fine si restituiscono quegli importi nelle rispettive valute. Non li si ricalcola automaticamente usando il nuovo cambio di mercato. Sono gli importi di capitale concordati e le regole di calcolo degli interessi a rendere lo swap utile per trasformare un’esposizione, ma il contratto può continuare ad avere un valore di mercato variabile durante la sua vita.
Un esempio EUR/USD: seguire le direzioni dei flussi
Supponiamo che A consegni euro e riceva dollari, mentre B compia l’operazione opposta. Nell’esempio, ciascuna parte paga gli interessi nella valuta che ha ricevuto e alla scadenza restituisce il relativo capitale. Lo schema conserva separate le due valute e permette di leggere lo scambio senza introdurre importi o tassi ipotetici.
Momento |
Da A a B |
Da B ad A |
|---|---|---|
Inizio |
Capitale in euro (EUR) |
Capitale in dollari (USD) |
Durante il contratto |
Interessi periodici in dollari (USD) |
Interessi periodici in euro (EUR) |
Scadenza |
Restituzione del capitale in dollari (USD) |
Restituzione del capitale in euro (EUR) |
A ha ottenuto dollari all’inizio: per questo, nello schema, paga interessi in dollari e restituisce dollari alla fine. B segue il percorso speculare in euro. Le due colonne non sono importi da sottrarre come se fossero espressi nella stessa moneta. La figura non dimostra l’esistenza di accordi di compensazione o di particolari meccanismi di regolamento: questi dipendono dal contratto e dall’infrastruttura utilizzata.
Lo schema è un esempio del funzionamento, non l’unica configurazione possibile. Valute, direzione dei pagamenti, scadenze e profilo del capitale devono corrispondere all’operazione effettivamente concordata.
Interessi fissi o variabili: le due gambe possono differire
Gli interessi di ciascuna gamba possono essere fissi oppure variabili. Sono quindi possibili scambi fisso contro fisso, fisso contro variabile o variabile contro variabile, nelle due diverse valute. Dire “currency swap” non significa automaticamente dire “fisso contro variabile”.
Il capitale di riferimento, il tasso o l’indice, l’eventuale spread e le convenzioni del periodo concorrono a determinare l’importo dovuto. La valuta di pagamento resta un elemento distinto: un tasso fisso rende definita quella componente del calcolo, ma non rende i flussi in euro e dollari direttamente intercambiabili.
A cosa serve e quali rischi restano
Il currency swap può essere usato per gestire il rischio di cambio, rendendo la valuta dei pagamenti più coerente con quella di un’attività o di una passività. Per esempio, un’impresa con un finanziamento in una valuta e flussi disponibili in un’altra può usare lo swap per ricevere nella prima e pagare nella seconda. Il finanziamento originario non scompare: il risultato va letto insieme ai pagamenti dello swap.
La copertura funziona nella misura in cui capitali, valute, date e interessi sono allineati all’esposizione da gestire. Se l’importo da coprire cambia, oppure le scadenze o i parametri non coincidono, può restare un disallineamento. Trasformare i flussi non garantisce neppure un costo complessivo inferiore: condizioni dello swap e del finanziamento devono essere considerate congiuntamente. È il principio generale dell’hedging finanziario applicato a un’esposizione in due valute.
Restano inoltre il rischio che la controparte non adempia e quello legato al regolamento degli scambi. Consegnare una valuta senza ricevere quella attesa può esporre alla perdita del capitale consegnato; anche la necessità di sostituire il contratto o reperire liquidità può generare costi. Non si può presumere, dalla sola presenza dello swap, che garanzie o accordi di compensazione eliminino questi rischi.
Per distinguere questo contratto dagli altri strumenti della stessa famiglia, il riferimento più ampio è la panoramica sui derivati su cambi. Per leggere un currency swap specifico, invece, le domande decisive restano concrete: quali valute vengono scambiate, quali capitali sono effettivamente trasferiti, come si calcolano gli interessi e quali importi sono dovuti alle singole date.
Fonti
La distinzione fra FX swap e cross-currency swap e il funzionamento dei flussi sono documentati dalla BIS sulla meccanica degli swap valutari e dalle linee guida della Banca Mondiale, pagina 24, anche per le varianti negli scambi di capitale. Per i rischi di regolamento, sostituzione e liquidità si veda la guida del Comitato di Basilea sul rischio nelle operazioni in valuta. Un esempio della terminologia italiana è “swap in valuta” nel contratto quadro pubblicato dalla Banca d’Italia, articolo 1(a): in quel contesto indica uno scambio a pronti combinato con uno scambio inverso a termine, cioè la struttura di un FX swap.