Il NAV, Net Asset Value, misura il patrimonio netto di un fondo alla data di valutazione. Occorre però distinguere due grandezze: il NAV complessivo, cioè il valore delle attività meno le passività, e il NAV per quota, ottenuto dividendo quel patrimonio per le quote in circolazione. Quando un rendiconto riporta il valore della singola quota, normalmente è questa seconda misura che stiamo leggendo.
La distinzione evita un equivoco pratico: un fondo può avere un patrimonio molto grande e un valore unitario basso, oppure il contrario. Il numero delle quote cambia la scala del valore unitario, senza rendere da solo il fondo più conveniente. La definizione di Investor.gov sul NAV separa espressamente patrimonio netto totale e valore per singola quota.
Dal patrimonio del fondo al valore della quota
NAV complessivo = valore delle attività − passività.
NAV per quota = NAV complessivo / numero di quote in circolazione.
Le due formule devono riferirsi allo stesso fondo o comparto e alla stessa data. Si considerano le quote del fondo o, nelle SICAV, le azioni in circolazione. In presenza di classi differenti, occorre usare il patrimonio e le componenti attribuibili alla classe secondo le regole del prodotto: non dividere indiscriminatamente un unico patrimonio per tutte le quote, ignorando costi, valuta o copertura. Il tema delle diverse condizioni di partecipazione resta nella guida alle classi dei fondi.
Fra le attività rientrano gli investimenti, la liquidità e i crediti riconosciuti ai fini della valorizzazione. I titoli non hanno tutti un prezzo immediatamente osservabile: la loro valutazione segue i criteri applicabili al prodotto e alle attività detenute. Il NAV è il risultato di quel processo, non una promessa di quanto si ricaverebbe vendendo istantaneamente ogni posizione.
Ratei, proventi da incassare e passività
Un interesse può essere già maturato anche se la cedola sarà pagata più avanti. Analogamente, un dividendo o una cedola staccati e non ancora incassati possono figurare come credito quando sono riconosciuti nella valorizzazione. Per questo osservare soltanto il saldo del conto corrente del fondo non basta a ricostruirne il patrimonio.
Il raccordo deve essere coerente: se il valore assegnato a un titolo comprende già il rateo, quel medesimo interesse non va aggiunto una seconda volta. Anche un provento trasferito dal valore del titolo a un credito da incassare non crea, per il solo cambiamento della voce, ricchezza ulteriore. Le componenti maturate e le operazioni non ancora regolate sono passaggi contabili della stessa valorizzazione.
Dal lato delle passività possono rientrare commissioni di gestione e di performance maturate, altri oneri del fondo, debiti bancari legati al finanziamento e passività su contratti derivati. Un derivato può avere anche valore positivo fra le attività: non va trattato sempre come un costo o escluso dal calcolo. Riconoscimento, attribuzione e possibili compensazioni seguono le regole applicabili, senza sottrazioni o netting arbitrari.
Un esempio di calcolo, senza contare due volte le stesse voci
Consideriamo un fondo con 100 milioni di euro di titoli, valutati senza gli interessi maturati, 5 milioni di liquidità e 200.000 euro di interessi da riconoscere separatamente. Le attività sono 105,2 milioni. Se debiti e oneri maturati ammontano complessivamente a 1,2 milioni, il patrimonio netto è 104 milioni. Con 2 milioni di quote in circolazione, il NAV per quota è 104 milioni / 2 milioni = 52 euro.
È un esempio costruito per isolare il raccordo, non la valorizzazione di un prodotto reale. Se i 100 milioni iniziali avessero già incluso gli interessi, aggiungere nuovamente i 200.000 euro gonfierebbe il risultato. Prima di sommare le componenti bisogna quindi sapere che cosa contiene ciascun saldo.
Il patrimonio può aumentare anche senza un guadagno degli investimenti. Ipotizziamo una sottoscrizione netta di 5,2 milioni, eseguita a 52 euro per quota, senza costi, imposte o altri cambiamenti. Il fondo emette 100.000 nuove quote: il patrimonio diventa 109,2 milioni e le quote 2,1 milioni. Il rapporto resta 52 euro. La raccolta ha aumentato la dimensione del fondo, non il valore unitario nell’ipotesi considerata.
Quale data e quale valore si applicano all’ordine
La frequenza di valorizzazione, il momento di riferimento e la pubblicazione del NAV vanno letti nei documenti del fondo. Non esiste una regola “sempre ogni giorno” da trasferire a qualsiasi fondo, inclusi quelli con attività meno liquide. Anche la data di calcolo, il prezzo applicabile a una sottoscrizione o a un rimborso e il giorno del pagamento sono informazioni diverse.
In un fondo che applica il forward pricing, l’ordine viene valorizzato secondo una rilevazione successiva prevista dalle regole del prodotto: il valore finale può quindi non essere noto quando l’ordine viene inviato. Per cut-off, finestre, regolamento e strumenti di gestione della liquidità, il riferimento è la guida ai fondi comuni aperti. L’ultimo NAV visibile sulla piattaforma non è di per sé il prezzo promesso per la prossima operazione.
La guida della Banca d’Italia ai fondi comuni collega il valore della quota al patrimonio alla data di riferimento e richiama documenti, costi e rischi del fondo. È il prodotto concreto a fornire le condizioni necessarie per interpretare il valore pubblicato.
Costi, distribuzioni e rendimento: che cosa dice davvero il NAV
I costi già maturati e imputati al patrimonio sono riflessi nella sua valorizzazione: sottrarli nuovamente per ricavare lo stesso NAV significherebbe contarli due volte. Ciò non implica che il valore pubblicato includa ogni costo sostenuto dall’investitore. Commissioni applicate alla singola operazione, spese dell’intermediario e trattamento fiscale pertinente possono modificare l’importo effettivamente pagato o ricevuto.
Il confronto fra due NAV non coincide sempre con il rendimento dell’investimento. Se il fondo distribuisce somme, una parte del valore passa dalla quota alla liquidità del partecipante. L’effetto dello stacco e il confronto con una classe ad accumulazione sono trattati nella guida a distribuzione e accumulazione. Un NAV più basso non dimostra perciò un prezzo conveniente, né un valore unitario alto certifica una gestione migliore.
Negli ETF bisogna separare anche il valore patrimoniale dal prezzo al quale la quota viene negoziata: la guida al NAV degli ETF e al prezzo di borsa spiega premio e sconto. Il NAV qui descritto non è inoltre il patrimonio netto rettificato usato nella valutazione di un’azienda; il termine NAV financing indica invece un finanziamento collegato al portafoglio, non una seconda formula del valore quota.
Per leggere un valore sul rendiconto, parti dunque dalla sua unità di misura: patrimonio totale o euro per quota. Abbina poi data, classe, valuta e regole di valorizzazione. Sono questi elementi che permettono di capire se il cambiamento osservato riguarda gli investimenti, i flussi dei partecipanti, i costi o un pagamento già uscito dal fondo.