Un’operazione conclusa sul mercato non è ancora, per questo solo fatto, regolata. Dopo l’esecuzione occorre accertare quali obbligazioni sono sorte, a chi competono e in quale forma dovranno essere adempiute. Questo insieme di attività post-negoziazione è il clearing, o compensazione. La sequenza concreta varia secondo lo strumento e l’infrastruttura: il clearing non coincide con l’esecuzione dell’ordine e non implica necessariamente l’intervento di una controparte centrale.
Che cosa avviene tra esecuzione e regolamento
Supponiamo che un investitore acquisti un titolo. L’esecuzione definisce l’accordo economico, ma restano da trattare le istruzioni e le obbligazioni che derivano dallo scambio. Il processo post-trade può comprendere la trasmissione dei dati, il confronto e la conferma delle condizioni, il calcolo delle posizioni e, dove previsto, la compensazione delle obbligazioni reciproche. Il risultato è una base operativa per il successivo regolamento dei titoli, nel quale si trasferiscono effettivamente titoli e contante.
La distinzione serve a individuare dove nasce un problema. Un ordine può essere stato eseguito correttamente e incontrare comunque un’anomalia nella conferma, nella disponibilità delle risorse o nella consegna finale. Chiamare “clearing” l’intera transazione nasconde queste fasi e rende meno chiaro quale soggetto debba intervenire.
Compensazione delle posizioni e ruolo della CCP
In alcuni assetti, gli obblighi di più operazioni possono essere nettati: invece di trattare separatamente ogni importo lordo, si determina una posizione netta da adempiere. Questo può ridurre il numero o il valore dei trasferimenti necessari, ma non elimina il rischio che una parte non adempia. Le modalità dipendono dalle regole del sistema e non sono uguali per ogni mercato.
Una controparte centrale (CCP) può interporsi fra le parti delle operazioni ammesse al suo sistema, diventando compratore nei confronti di ogni venditore e venditore nei confronti di ogni compratore secondo le proprie regole contrattuali. In questo caso applica controlli sul rischio, tra cui richieste di margini e altre risorse. La CCP è una possibile struttura del clearing, non un passaggio universale: esistono anche operazioni che non sono compensate centralmente. Inoltre, la presenza di una CCP non significa che essa svolga ogni funzione del sistema di regolamento titoli.
Perché il clearing non azzera il rischio
Riconciliare obbligazioni, nettarle quando consentito e raccogliere garanzie rende la gestione dell’esposizione più ordinata; non trasforma però un’obbligazione in un pagamento già avvenuto. Restano rilevanti il rischio di inadempimento, la liquidità necessaria per soddisfare richieste di margine, il rischio operativo e la capacità dell’infrastruttura di gestire l’eventuale default di un partecipante. Per questo il profilo di rischio va valutato insieme alle regole della specifica infrastruttura e al successivo regolamento.
Per leggere correttamente una catena post-trade conviene quindi porre tre domande distinte: chi ha eseguito l’operazione, quali obbligazioni il clearing ha accertato o compensato, e come titoli e denaro saranno trasferiti nel settlement. La separazione evita di attribuire al clearing funzioni che appartengono alla negoziazione o alla consegna finale.